Intervista ad Anna Paola Concia

Intervistiamo Anna Paola Concia del Partito Democratico, nota per il suo coming-out e le battaglie a favore dei diritti LGBT.

Secondo un rapporto ISTAT del 2012, solo circa il 20% degli italiani vede di buon occhio la possibilità di adottare un bambino. È realistico pensare a una legge che lo consenta in un clima sociale evidentemente sfavorevole? A dispetto del precedente dato, la percentuale di persone che si dicono accettare e condividere le affermazioni circa i diritti civili per gli omosessuali è invece molto elevata. Come spiega questa discrasia?

Il problema fondamentale è l’ignoranza. Nell’accezione più letterale del termine, ossia non si conoscono a fondo le problematiche legate a questo tema, e questo spiega quel risultato in apparente controtendenza con le statistiche del rapporto Istat. Tra l’altro segnalo che i bambini nati in famiglie omogenitoriali esistono, vanno già a scuola, sono più di centomila, e sono bambini senza diritti. In Italia per fortuna l’ordine degli psicologi si è espresso favorevolmente al riguardo, avendo preso atto dei vari studi internazionali – dato che in Italia la materia è ancora povera – sui bambini cresciuti in famiglie con genitori omosessuali.

Crede che il problema del riconoscimento del matrimonio, o di un istituto simile, sia propedeutico a quello dell’adozione di bambini per le coppie omosessuali?

Sicuramente lo è. Dare la possibilità a due persone che si amano di costruirsi una famiglia, e garantirgli il diritto di poter crescere dei figli è un tema unico. Andrebbe infatti cambiata la legge sulle adozioni. Mi spiego: le coppie etero prima di poter adottare un bambino sono sottoposte a lunghi colloqui con gli psicologi che ne configurano il profilo e sanciscono se siano o meno adatte a quello di due genitori in grado di crescere un bambino. Non vedo perché una coppia omosessuale non debba poter avere lo stesso diritto: dopo la stessa trafila fatta di test psicologici e colloqui conoscitivi, se risultano idonei devono essere considerati alla stessa stregua di una coppia etero.

Lei ha presentato più volte in Parlamento diverse proposte di legge in merito alle tematiche dei diritti civili LGBT e al matrimonio per gli omosessuali, ma anche al tema dei PACS. Non le hanno volute portare in porto. Cosa deve cambiare perché l’Italia non rimanga fanalino di coda in materia di diritti civili? Pensa che troveranno spazio i diritti civili nell’agenda Renzi?

Deve cambiare nettamente la classe politica, perché i cittadini sono assolutamente pronti come lei ha visto dal rapporto Istat che ha citato. La politica deve diventare coraggiosa e cominciare a governare i cambiamenti sociali. Per quanto riguarda l’agenda Renzi.. abbiamo parlato di coraggio. Be’ Renzi è coraggioso quindi mi aspetto e credo che affronterà il problema.

Il suo governo ha annunciato date e scadenze per le cose che vorrà fare. Ce ne sono anche per il tema dell’omosessualità e omogenitorialità?

Si, Renzi ha stabilito la data di settembre per affrontare il tema in Parlamento.

“Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. Il legislatore deve tutelare il bambino, compreso quello che vive solo, dalle suore, o in un istituto trattato male, o in Africa. Paradossalmente è meglio che stia in Africa nella tribù, piuttosto che cresca con due donne o con due uomini.” Queste parole sono della sua collega di Partito Rosi Bindi, come le giudica?

E’ noto che io e Rosi Bindi siamo due persone molto diverse. Giudico questa, una frase molto infelice, triste. Potrei rispondere a Rosy Bindi, di provare ad andare in Africa e vedere con i suoi occhi quello di cui parla, come vivono realmente i bambini. E soprattutto come muoiono.

Questa distanza all’interno dello stesso partito su temi così sensibili, provocava certamente difficoltà nel momento di legiferare o promuovere iniziative mirate al consolidamento istituzionale di temi come il matrimonio per gli omosessuali o l’omogenitorialità.

Innanzitutto c’è da registrare un cambiamento profondo, legato alle battaglie nel PD di questi anni. Anche Rosy Bindi ha sicuramente rivisto alcune sue posizioni così come la parte più conservatrice del Partito Democratico. Inoltre la maggioranza degli elettori e simpatizzanti PD sono assolutamente favorevoli a leggi pro diritti per gli omosessuali, così come lo è la gran parte del partito. Lo stesso Renzi è a favore di una discussione seria che produca qualcosa di concreto sulle problematiche lgbti.
Sembra inoltre che in certi ambienti della destra, quelli più liberali ed europei, i favorevoli a una legiferazione in materia di diritti gay siano in crescita, basti pensare a Mara Carfagna e alla first lady berlusconiana Francesca De Pascale, quindi è il momento di trattare l’argomento seriamente e alla luce del sole.

Che ruolo può avere la scuola nel processo di evoluzione della società?

Un ruolo fondamentale. Le leggi di civiltà sono leggi che hanno bisogno di essere accompagnate all’educazione dei bambini, e la scuola è il più potente strumento culturale in grado di farlo. Si tratta di insegnare il rispetto dell’altro oltre le differenze. In questo campo il cattolicesimo gioca ancora un ruolo preponderante nella non accettazione di valori come quello del rispetto di una persona omosessuale che magari è il tuo compagno di classe. Ma le cose stanno cambiando, anche grazie a Papa Bergoglio.

Lei è stata l’unica donna omosessuale nella scorsa legislatura. Ha provato un grande senso di responsabilità a riguardo?

Be’ sicuramente è stata una gran fatica. Ho portato avanti battagli in prima linea per provare a far approvare leggi sui diritti lgbti. Battaglie sostenute da molti, ma che mi trovavo necessariamente a condurre e a farmi carico di tutte le conseguenze e responsabilità correlate. Anche perché una donna omosessuale e libera, una donna che pensa con la sua testa, non è il tipo di donna più apprezzata in Italia. Inoltre, ho sempre vissuto la mia omosessualità nella più assoluta normalità, e questo può dare fastidio a chi invece cerca di far passare l’omosessualità come una malattia o qualcosa di eccentrico rispetto alla norma.

A tal proposito, il Gay Pride aiuta a comprendere la normalità dell’omosessualità?

Anche qui, solo in Italia il Gay Pride provoca un dibattito infuocato. Io ho partecipato a moltissimi Gay Pride in tutta Europa, e ovunque è una grande festa popolare che investe tutta la città, e non c’è affatto un dibattito in merito al farlo o non farlo. Si fa e basta. E’ la festa per ricordare i moti di Stonewall, è la nostra storia, la storia della civiltà e della sua evoluzione. Sinceramente è incomprensibile come in Italia provochi ogni anno discussioni, è una ricorrenza annuale, che male può fare. Per assurdo in un Paese come la Germania, dove tutti i diritti reclamati dai Pride sono acquisiti, potrebbe risultare inutile una festa del genere. Ma in Italia la rivendicazione dei propri diritti risulta essere sacrosanta proprio dal momento in cui tali diritti non sono riconosciuti. Le carnevalate vere sono quelle di Lega & Company.

Quali sono le difficoltà che una coppia omosessuale incontra nel voler adottare un bambino? Ci sono differenze tra una coppia di due uomini e due donne?

Innanzitutto donne, uomini, gay e lesbiche italiani sono costretti ad andare all’estero perché in Italia non è prevista la possibilità di adozione per genitori omosessuali, la famiglia omosessuale non esiste nella nostra legislazione. Questo è molto discriminante, visto che può andare ripetutamente all’estero solo chi se lo può permettere, anche se molte coppie fanno sacrifici non indifferenti per affrontare viaggi verso Paesi dove possano adottare un bambino o intraprendere l’inseminazione artificiale.
La differenza sta nel fatto che per una coppia di uomini è più difficile per ovvie ragioni, per noi donne è più semplice. Il vero problema sta nella fase del ritorno in Italia dopo aver ottenuto l’affidamento del bambino. Donne o uomini che siano, le difficoltà maggiori nascono dal fatto che solo il genitore biologico è riconosciuto anche legalmente come padre o madre del bambino, l’altro no. Tra l’altro è questo un problema che va oltre l’omosessualità, perché potrebbe capitare una situazione analoga in una coppia eterosessuale, e comunque non sarebbe regolata per legge. Ci si trova quindi in una situazione in cui non si hanno né diritti né doveri sul bambino che potrebbe essere sottratto al genitore non naturale in qualsiasi momento.

Pensa che la giurisprudenza possa anticipare il lavoro del legislatore su questi problemi?

Credo assolutamente che stia per succedere. I tribunali in certe situazioni sono come i sindaci, si trovano ad affrontare la realtà e la quotidianità e talvolta devono sostituirsi al legislatore nazionale per colmare vuoti legislativi che non possono più essere ignorati. Anche se questo non mi rallegra.

Ha mai pensato di avere un figlio con sua moglie? Adozione o fecondazione assistita?

Io e Ricarda, mia moglie, abbiamo pensato se avere o meno un bambino, e tra l’altro in Germania potremmo accedere alla inseminazione artificiale in modo assolutamente legale e senza dover andare a cercare qualche clinica all’estero. Alla fine siamo arrivate alla conclusione di non avere nei nostri futuri piani un bambino. Di certo ci batteremo con tutte le nostre forze affinché chi invece abbia tale desiderio possa soddisfarlo appieno.

Di Simone Zivillica e Mirko De Martini
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