Un desiderio non è un diritto

Perchè l’omogenitorialità è inconcepibile e perché ignorarla in termini di legge

Non è facile argomentare perché creare una famiglia omogenitoriale non è una scelta condivisibile in un contesto nel quale ogni valutazione che non si adegui ad un “relativismo politicamente corretto” viene bollata come discriminazione. Non è facile perché è una scelta che in diversi hanno già compiuto, facendosela omologare da una comunità nazionale diversa da quella italiana. Una posizione contraria a qualsiasi forma di normazione andrà ad incidere quindi, su bambini  già nati e verso i quali chi ha fatto tale scelta ha già una responsabilità. Bambini per i quali bisogna avere il rispetto che piccoli esseri umani senza colpe meritano. Bambini che la comunità ha il dovere di proteggere dall’ostilità sociale alla quale sono potenzialmente esposti.

Fatte queste premesse è necessario spiegare come mai, tuttavia, non è ammissibile  legiferare sull‘omogenitorialità in generale ed in Italia in particolare. Non è ammissibile per ragioni politiche, filosofiche, etiche, culturali, antropologiche e psicologiche, queste ultime sostenute anche da svariati studi scientifici. San Giovanni Paolo II  nel novembre del 2000 rivolgendosi ai politici di tutto il mondo disse: la legge positiva non può contraddire la legge naturale, null’altro essendo quest’ultima se non l’indicazione delle norme prime ed essenziali che regolano la vita morale e, quindi, le esigenze profonde ed i valori più alti della vita umana. In questo solco Papa Francesco ha ribadito qualche settimana fa: il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà ed una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo, alla sua maturazione affettiva, continuando a maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre. Avere dei figli è un desiderio legittimo, ma non è un diritto.

La libertà cresce nell’ordine sociale naturale, nessuno si può pensare come un diritto di qualcun altro. “Si immagini di dire ai propri figli: “io ho avuto il diritto ad avervi”.Si lederebbe un principio di libertà, verrebbe percepito, giustamente, come un atto di egoismo. Gli studiosi “di genere”, ovvero di una nuova disciplina nata alla fine del secolo scorso sull’onda delle contestazioni sessantottine, vogliono distinguere il binomio maschio-femmina da quello uomo-donna. Vedono in quest’ultimo una costruzione culturale ancestrale da smontare. Su questi studi e sulle elaborazioni concettuali di alcune minoranze di genere si vuole creare un nuovo ordine sociale artificiale supportato dall’evoluzione della tecnologia. Questo non è accettabile!

L’identità personale e psicologica, che rappresenta l’essere nel profondo di un individuo, è indissolubilmente legata alla sua identità culturale, che è la sua storia, la storia del suo popolo. L’identità culturale si forma nei secoli dei secoli di una nazione. Quella italiana ha le sue radici nell’ordine sociale naturale, quindi nella famiglia tradizionale composta da un padre ed una madre e dei figli, che vanno riconosciuti come unico fondamento per uno sviluppo sano ed equilibrato del genere umano.

Non si può, a questo punto, prescindere dal far riferimento agli studi scientifici compiuti sul tema, cavallo di battaglia, di chi sostiene l’indifferenza delle conseguenze sui bambini e sulla loro crescita in una società che incorpori l’accettazione del principio di omogenitorialità, scevra da pregiudizi di natura filosofico-culturale. Gli studi in materia sono stati prevalentemente svolti in ambiti accademici anglosassoni (USA, Australia, Canada e UK), molti giungono a conclusioni di “no difference”, ma molti altri arrivano a conclusioni opposte. Notevoli contestazioni di conflitto di interesse sono state mosse per esempio all’American Psycological Association, la più influente delle organizzazioni di psicologi americani. Charlotte Patterson incaricata dei pronunciamenti ufficiali dell’organizzazione circa l’omosessualità è lesbica e attivista LGTB. In un processo nel novembre 2009 un tribunale della Florida ha messo in discussione la sua imparzialità nei suoi studi pubblicati, a seguito del rifiuto di consegnare la documentazione a supporto.

Nel Luglio 2012, invece, Mark Regnerus dell’Università del Texas ha pubblicato su Social Science Research uno studio con il più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale, che ha dimostrato un significativo aumento di problematiche psico-fisiche dei figli delle coppie omosessuali. Molto contestato dai potenti gruppi di pressione LGTB americani ha superato, però, tutte le procedure di revisione tecnica del suo lavoro. L’importanza e la diffusione di questo studio nel campo scientifico è dimostrato dal fatto che Pietro Zocconali, Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi e Antonio Marziale, Presidente dell’Osservatorio per i diritti dei minori e consulente della Commissione Parlamentare per l’infanzia hanno fatto riferimento allo stesso in loro interventi pubblici. Diciamo, quindi, che a dispetto di quanto si è usi sentire la scienza e gli studi empirici non giungono a risultati univoci. Il principio della prudenza da parte del legislatore è, quindi, opportuno, anche se si volesse valutare il problema sotto il solo profilo scientifico.

Non si dimentichi che chi alza di più la voce non è necessariamente il più forte. Le ricerche di opinione indicano generalmente che chi vuole mantenere lo statu quo, in questi ambiti particolarmente controversi, solitamente la maggioranza della comunità, non è portato a pronunciarsi, ma potrebbe farlo nel momento in cui sente contesti sociali consolidati sotto attacco, trasformando il dissenso represso in astio virulento. Ogni individuo deve difendere la propria libertà e il proprio diritto a vivere la sua sessualità come meglio crede, ma ciò non implica un diritto a tentare di imporre un nuovo patto sociale alla comunità nel suo insieme. Suoni, peraltro, come monito di buon senso il vecchio adagio popolare che dice: chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Scambiare desideri per diritti, appoggiandosi al progresso delle tecnologie, fuori dall’ordine sociale tradizionale, radicato nel diritto naturale, prospetta orizzonti potenzialmente pericolosi.

E’ importante riflettere sul tema ponendosi una catena di domande e valutando le risposte, seguendo la loro sequenza progressiva, apparentemente inoffensiva sul piano individuale, fatto salvo il fattore etico, ma la deriva delle quali in una prospettiva politica e di comunità porta a  scenari preoccupanti. Se accettassimo il principio dell’omogenitorialità come desiderio-diritto, perché non accettare il desiderio-diritto di avere un figlio maschio o femmina, se la scienza lo permettesse? Perchè non belli, alti, forti, biondi e con gli occhi azzurri, facendo un’opportuna selezione della specie? Un desiderio non è un diritto; non solo perché, nella fattispecie, è un atto di egoismo, del quale la scienza non conosce ancora la conseguenze su individui che non sono stati parte della scelta, ma perché, se esasperato e visto a livello macro confondere desiderio e diritto potrebbe potenzialmente portare allo sbriciolamento della società  libera e civile così come oggi la conosciamo.

Fonti:
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/documents/hf_jp-ii_spe_20001104_jubil-parlgov_it.html
http://www.age.it
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/april/documents/papa-francesco_20140411_ufficio-cattolico-infanzia.html
http://www.narth.org/docs/patterson.html
http://www.ionainstitute.eu/pdfs/1-s2.0-S0049089X12000610-main.pdf

Di Flaminia Romoli Venturi
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4 risposte a “Un desiderio non è un diritto

  1. La tua visione della natura non è concettualmente ammissibile. Mischi un po’ di piani, perché le suddette considerazioni possono essere applicate anche alla schiavitù che potrebbe essere considerata un’attività culturale di un popolo dalla lunga tradizione. Le tue tesi sono deboli e inconsistenti dal punto di vista naturalistico.
    “Nel Luglio 2012, invece, Mark Regnerus dell’Università del Texas ha pubblicato su Social Science Research uno studio con il più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale, che ha dimostrato un significativo aumento di problematiche psico-fisiche dei figli delle coppie omosessuali. ”
    Citazione faziosa. Perché lo studio di Regnerus, che ho letto, prendeva un campione sì casuale, ma senza nessun criterio d’insieme. Primo perché ha preso persone che hanno avuto almeno un esperienza omosessuale, secondo perché valutava situazioni famigliari che non rientrano canonicamente nella definizione di omogenitorialità: cioè, se prendi un padre omosessuale che ha divorziato dalla moglie (cosa che c’è scritto, tra le altre cose), è logico aspettarsi che il figlio sia traumatizzato dall’esperienza di un divorzio magari sofferto. Infatti, Regnerus ha sconfessato il suo studio e chiesto scusa. Non credo che l’abbia fatto per qualsivoglia movimento di protesta, lo ha fatto per l’inconsistenza del suo lavoro che era self-evident. Persino io che non sono addentro agli studi sociali mi sono reso conto delle intrinseche debolezze dello studio, e non ci vuole una laurea in sociologia o in statistica che se vuoi osservare un fenomeno devi prendere un campione casuale rappresentativo all’interno dell’insieme del fenomeno stesso, non puoi prendere a caso persone che hanno avuto un esperienza omosessuale e fare una associazione di psicopatologia: perché? Per la semplice ragione scientifica che tu inglobi all’interno del tuo “esperimento” fattori che possono influire negativamente sulla capacità riduzionistica della tua analisi, ovvero la tua conclusione non sarà mai assolutamente e necessariamente quella che hai detto, dato che tu hai mischiato patate con cavoli.
    Inoltre ci sono un insieme di studi che, pur avendo dei limiti intrinseci, possono garantire che in famiglie sane non ci siano differenze sostanziale tra la prole di una famiglia eterosessuale sana e una famiglia omosessuale sana.
    Capisco la tua livore nei confronti della tematica, ma stai cercando di mischiare l’idea cattolica di natura, con l’idea sociale di natura, che non hanno a che fare con ciò che è la natura realmente e citi uno dei pochi studi che danno un risultato negativo che tra le altre cose è stato sconfessato dall’autore: NON PER LA PRESSIONE RICEVUTA, ma perché oggettivamente era inconsistente.
    L’ignoranza e la faziosità di certi esponenti non deve essere considerata, e parli con una persona che prima di tutto mette l’oggettività scientifica di fronte a qualsivoglia emozione personale.

  2. Basta leggere i riferimenti per capire…

    Nessuno ha diritto di fare figli, alcuni ne hanno il desiderio.
    Se i figli non devono nascere come atti di egoismo individuale, saranno tutti figli non voluti. Il solo cercare un figlio è determinarne la possibilità di nascita e quindi farlo ricadere nel “ti ho voluto” e quindi atto di egoismo.
    Le Sue asserzioni sul diritto naturale sono imbarazzanti, poco meditate e pressappochiste. Il diritto naturale non esiste. Quali diritti abbiamo per natura? Di quale natura parla? Quella che le torna comoda o quella che almeno un po’ ha piegato per costruirsi una casa antisismica?

    Lasciare la strada vecchia? Muoia di influenza, allora, no? Per andare in giro usi la slitta. Si nutra di bacche e non conservi nulla in frigo. La strada vecchia? Ma stiamo scherzando? Ma si rende conto di quale ragionamento da misera beghina di paesotto sta facendo? Lei si permette di fare l’università e di ragionare con questa poca profondità? Boh, a cosa sarà servito mandarla a scuola….

    Lo spauracchio dell’eugenetica è di una banalità sconcertante. L’eugenetica? Ma cosa ha a che fare col desiderio di avere figli? Come si permette di associare le due cose? da quale mente subdola e popolata di incubi personali escono tali abnormità? Si rende conto che nel suo ragionamento potrei inserire la parola “cavolfiori” e la logica che permea la sua frase rimarrebbe intatta, tanto è minima?

    Il “questo non è accettabile” è frutto di paura, ignoranza o cos’altro? Cosa non è accettabile, e perché? Solo perché non sta bene a lei? Strano concetto di democrazia e diritti. Se io dicessi che non è accettabile che una donna faccia l’università, mi prenderebbe per pazza o misogina o cosa? E avrebbe ragione comunque. Ecco. Tragga le conseguenze.

    Veda, cara ragazza, siamo abituati da anni a sentire queste argomentazioni, che basta niente per confutarle, poteva sforzarsi un po’ di più che frequentare gli amici di Manif pour Tous e riportare le loro vocine asfittiche. Qualcosa che poteva reggersi su argomentazioni di maggior rilievo rispetto a opinioni di un presunto santo, (quello che ha contributo alla diffusione in Africa dell’AIDS con le sue indefesse e cieche politiche anticondom, ndr)

    Questo non è un lavoro, è un mesto e trito copia incolla di un manifesto di fascisti del 3° millennio, chiusi nel loro piccolo guscio di certezze ataviche (mancava un accenno al fatto che i lampi sono scagliati da Giove…), così certi di essere nel giusto e nel corretto da non vedere che intorno c’è un mondo che è tanto più bello quanto meno assomiglia alla loro idea di mondo.
    E mi dispiace perché lei è giovane e tanti giovani come lei continuano a soffrire per le discriminazioni che lei e i suoi amichetti continuate a perpetrare in nome, per nome o – forse meglio – nascondendovi le vostre paure dietro qualcuno che non si è mai palesato.

    Sia felice

  3. Hanno già detto tutto chi ha scritto in precedenza. Io ci tengo solo a dire che questo articolo è imbarazzzante e che tra l’altro si basa su dati falsi. Forse la signora non si ricorda come deve lavorare un giornalista?
    Spero possa aprire il suo cuore in un futuro, vivrebbe meglio lei e vivrebbero meglio anche gli altri.
    In bocca al lupo.

  4. per non parlare del fatto che nell’intero articolo non si cita come l’omosessualità sia presente anche in altre specie animali,oltre alla nostra. forse la giornalista deve imparare a distinguere la natura dall’immaginaria arcadia.

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