Intervista ad Adriano Scianca di “Casapound”

Adriano Scianca è il responsabile alla cultura di Casapound Italia, associazione di promozione sociale con una chiara radice storica che si rifà all’esperienza fascista italiana. Hanno accettato di buon grado l’appellativo di “fascisti del terzo millenio”, appellativo calzante date alcune loro posizioni che possono apparire fuori dallo stereotipo classico.

Secondo un rapporto ISTAT del 2012, solo circa il 20% degli italiani vede di buon occhio la possibilità di adottare un bambino. È realistico pensare a una legge che lo consenta in un clima sociale evidentemente sfavorevole?

Intanto, prima di chiedersi se è realistico, bisogna chiedersi se è giusto. C’è  sempre questa discrasia tra un regime democratico dove però l’opinione del popolo è sempre vissuta come un ostacolo alle leggi che bisogna fare. Se questa è una legge che non è voluta, in democrazia è un problema.

Secondo lo stesso rapporto, invece, tutti si dichiarano favorevoli all’omosessualità, tranne quando si parla di bambini. In quel caso solo il 20% lo è.

Secondo me non c’è contraddizione. A me personalmente non dà fastidio l’omosessualità in sé, non mi dà fastidio il riconoscimento di alcuni tipi di diritti, che tuttavia si fermano molto prima dell’adozione. Un conto è qualcosa che riguarda la regolarizzazione di un fenomeno in atto riguardante delle persone che vivono già adesso determinati tipi di rapporti, un conto è andare a interferire su altre persone che non hanno scelto di fare questa vita creando un modello di famiglia che, con le dovute eccezioni, esiste ma rappresenta comunque un modello nuovo.
C’è un grande salto di qualità fra il riconoscere dei diritti a delle coppie e la creazione di un modello nuovo.

Quindi tu parli di quelle coppie che hanno scoperto la loro nuova sessualità con figli già a carico? Bisognerebbe regolarizzare quelle situazioni prima di crearne di nuove?

Un conto è se parliamo delle adozioni, un altro è se parliamo di questo tipo di situazione. Non so quanto siano statisticamente rilevanti, ma è ovvio che, nel caso in cui una persona con un bambino cambi vita non puoi togliergli il figlio, in quei casi si cerca di intervenire in qualche maniera, ma credo che l’adozione sia qualcosa di differente.

Ci sono almeno 100.000 bambini (dati del 2005) che non hanno alcun diritto perché nati e cresciuti in famiglie omogenitoriali. Nel momento in cui, per qualunque ragione, il genitore genetico viene a mancare, il bambino va in orfanotrofio e il partner non ha alcun diritto né dovere.

Credo che bisogna essere elastici in questo. Dei paletti troppo rigidi non ci aiutano a comprendere la realtà. Se ci sono queste situazioni “carbonare” è giusto regolarizzarle in qualche modo. Quello a cui io personalmente e CasaPound è contraria è mettere la regola dell’adozione o dell’inseminazione artificiale, cioè alimentare questo nuovo fenomeno.

Come si può coniugare l’elasticità con il non creare delle leggi nuove?

Come già detto, nel caso in cui ci sia il bambino il discorso va e deve essere regolarizzato. Diverso è il caso in cui questo bambino non c’è.

Si sta comunque legittimando sempre di più, anche se non a livello formale, l’inseminazione artificiale all’estero.

Noi stiamo ragionando ora per linee guida generali. In linea generica, quando c’è da regolarizzare una situazione già in atto, si interviene. Il fenomeno, però, da me e da CasaPound è ritenuto sbagliato. Se il bambino c’è già e vive in una situazione legislativa ambigua, bisogna garantirgli le dovute cure. Se il bambino non c’è ed è solo un desiderio, credo bisogni cercare di frenare questo fenomeno.

In che modo vi dichiarate “aperti” a posizioni non storicamente ascrivibili al vostro credo politico, e soprattutto come vi ponete di fronte alle altre forze politiche di destra su questo tema?

Premesso che CasaPound non ha mai utilizzato per definire se stessa la categoria di destra e anzi la rifiuta. C’è un giornalista che ci h definito come i “fascisti del terzo millennio” e credo che rappresenti bene ciò che siamo in quanto c’è a radice e c’è l’attualità. Noi avevamo elaborato la definizione di “Estremo Centro Alto” in quanto non ci riusciamo a collocare né a destra né a sinistra.

È una sorta di “destra” nei valori e “sinistra” del lavoro?

Anche sulla parola valori ci darebbe da aprire un discorso. Se ci si riferisce a un certo tipo di valori etici come l’onore, il radicamento e l’attaccamento alla Patria allora sì, non per quanto riguarda una serie di valori morali come il bacchettonismo o il confessionismo.

In che modo quindi vi dichiarate aperti?

Noi abbiamo, a suo tempo, dopo una serie di aggressioni omofobe in cui CasaPound è stata erroneamente chiamata in causa, risposto a queste politicamente, organizzando una serata in cui sono state invitate associazioni omosessuali e abbiamo dichiarato che il riconoscimento di alcuni diritti non ci causa alcun tipo di problema. Non lo abbiamo fatto in un’ottica buonista, ma inquadrandola all’interno di quella che  è la nostra visione dello Stato. Uno Stato organico e sovrano che non concepisce situazioni “carbonare”. Siccome i gay esistono e vivono già insieme, non avrebbe senso reprimerle. Bisogna integrarle in  qualche modo e creare una forma di unione riconosciuta con dei diritti e dei doveri, questa è la nostra posizione ufficiale, che si ferma nel caso di adozioni, lobbismo omosessuale e quant’altro.

Che cosa intende con Lobbismo Omosessuale?

Esiste una sorta di “ricatto morale”, esercitato non dagli omosessuali ma dalle associazioni. Oggi in occidente ci sono delle cose che si possono dire e delle altre che non si possono dire secondo la mentalità del politicamente corretto. È un dato di fatto che, parlando con il singolo individuo, si trovi una grande intelligenza e un grado di apertura mentale tale da passare sopra a tutte queste cose. Il loro modo di comunicare verso l’esterno, però, è completamente monopolizzato da certe associazioni bigotte e politicamente corrette che vorrebbero una sorta di restringimento della libertà d’opinione. In Italia inoltre si scontra con un lobbismo ancora più forte che è quello cattolico. La sinistra italiana, a causa delle componenti dell’ex Democrazia Cristiana, non è quella francese che è più idealista. Uno dei primi atti di Hollande, una volta salito al governo, è stata appunto la legittimazione dei matrimoni omosessuali (legge Toubira). Questo però non vuol dire che non ci sia una forte pressione anche delle comunità gay.

A mio avviso però questo Lobbying non sta funzionando.

C’è un doppio binario, uno culturale e uno politico. Magari su quello politico posso essere d’accordo. Ci sono però casi, come alcuni suicidi a causa del bullismo fra gli adolescenti, in cui si è imposta questa convinzione, basata sul nulla, che fossero a causa di episodi omofobi. Un esempio è dato dal caso del “Ragazzo con i pantaloni rosa” in cui i suoi stessi compagni si sono mobilitati per affermare che non era mai stato vittima di insulti omofobi e che, anzi, non fosse neanche omosessuale. Credo che il livello di pressione esercitato da parte della comunità omosessuale su ciò che si può e ciò che non si può dire sia vergognoso. Rendono un pessimo servizio  a quella che è la loro causa.

In che senso Unioni omosessuali?

Non credo abbia senso chiamarlo matrimonio. È necessario un tipo di riconoscimento che contempli determinati diritti e determinati doveri che inserisca queste unioni in quadro legislativo certo. Se due persone stanno insieme e uno dei due si ammala, l’altro deve poter stargli accanto.

Cos’è “Tempo di essere Madri”?

È un progetto di finanziamento per le madri lavoratrici. Consiste in un impiego part-time mantenendo lo stipendio da impiego fisso. Questo sarebbe in parte pagato dal datore di lavoro ed in parte dallo Stato. È prevista naturalmente anche l’estensione all’altro genitore.

Pensi sia possibile estendere il progetto anche per i genitori omosessuali?

Sì, certamente.

La questione dei diritti LGBT sono un fatto culturale o politico?

Più che sulla logica dei diritti preferisco ragionare sulla logica dei doveri. Che una società sia composta da tante piccole minoranze tutte con dei diritti da soddisfare è un’idea che non mi entusiasma, dà un’idea di frantumazione e di appartenenza a una minoranza prima che a un’ unità nazionale. La battaglia dal punto di vista politico e culturale deve essere combattuta perché l’Italia torni a essere una nazione sovrana e sociale in cui i diritti basilari siano garantiti a tutti. Quest’atomismo in cui tutte le minoranze sono costantemente impegnate in una lotta darwiniana per rivendicare i propri diritti particolari non mi entusiasma. Prima  dei singoli diritti viene sempre l’interesse della comunità generale.

Nel momento però che vi è una tale rivendicazione, c’è una discrasia tra quelli che sono i dritti di tanti e quelli che non sono garantiti a loro.

Secondo me, molti omosessuali non hanno idea se vogliono essere diversi o uguali. Un esempio sono le pubblicità del gay village: un’anno c’era l’immagine di un calciatore che affermava che non sarebbe andato al gay village e gli si allungava il naso, come a dire che in tutte le categorie sociali ci sono omosessuali e che sono come noi. L’anno dopo c’era un isolotto con tutti gli stereotipi gay con un gioco di parole sul villaggio, come a rimarcare la loro differenza. Detto questo, rispetto alla maternità o alla paternità non si possono rivendicare diritti uguali, perché ci sono situazioni che non sono uguali. Il diritto non può andare a sanare qualsiasi tipo di vuoto. Se si è omosessuali per inclinazione, per scelta o per natura, non puoi non rassegnarti al fatto che tu non possa fisiologicamente avere figli.  Mi sembra assurda quest’idea per cui tutti possano avere tutto. Rispetto a determinate cose si deve avere un’accettazione di una condizione. L’omosessualità è una condizione di particolarità che naturalmente non deve portare ad alcun tipo di discriminazione, ma deve accettare tutto quello che porta il suo essere particolare.

Secondo Lei, un bambino vive meglio in un orfanotrofio o in una famiglia omogenitoriale?

Un bambino vive meglio in una famiglia ricca o in una famiglia povera? È certo che rispetto a certi orfanotrofi è meglio che i bambini vivano in famiglie omogenitoriali.

Ci stanno omosessuali dichiarati a CasaPound?

Non ci sono dichiarati fra i militanti, fra i simpatizzanti probabilmente qualcuno lo è.

Cosa pensa dei recenti avvenimenti del Giulio Cesare e sulla reazione suscitata?

In questi casi è sempre difficile intervenire. Leggendo quel testo non mi è sembrato opportuno, in quei termini a scuola non ho mai letto neanche di rapporti eterosessuali. Più che dei paletti legislativi comunque bisognerebbe affidarsi al buon senso. Detto questo non credo che nessuno leggendolo sia diventato omosessuale o che ne sia rimasto particolarmente turbato. È un’iniziativa da parte della scuola provocatoria e devo dire che è riuscita. Rispetto alla reazione, noi non commentiamo le azioni degli altri movimenti, però, rispetto a tante altre iniziative dello stesso movimento, la citazione di Risè sul maschio selvatico è stata colta da pochissimi. Questa è stata ben meditata e non è stata colta probabilmente in quanto queste reazioni sono sempre accompagnate da un’ottica distorsiva.

Di Simone Zivillica e Augusto Tirelli
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