Riflessioni sul co-parenting

A Torino c’è una ragazza di 24 anni di nome Giulia che tra un mese si laureerà in Storia e critica delle arti e dello spettacolo presso l’Ateneo di Parma.  Giulia scrive di libri per aiutare chi la legge a scegliere le letture in maniera oculata, per non farsi trascinare dalla forza del mercato editoriale. A settembre si trasferirà in Germania con il suo compagno che lavora lì, sperando in maggiori opportunità, senza mai abbandonare i suoi blog. Blog in cui riflette su molti temi e, tra questi, quello del co-parenting. Ecco la sua interessante riflessione su stelladineve.blogspot.it.

Per oggi avevo in mente un post “promozionale” ma assolutamente disimpegnato, poi la visione di un articolo di D. Repubblica su Facebook mi ha turbata, e soprattutto ha provocato in me la solita “furia scrittoria” che mi viene quando penso troppo.
Il tema dell’articolo è il co – parenting. Che cos’è? Vi giuro, meglio non sapere che esiste. Comunque, adesso farò del mio meglio per rendervi edotti.
Sostanzialmente, esistono piattaforme online dove aspiranti genitori, sia uomini sia donne, posso conoscersi e decidere a tavolino di fare un figlio insieme. Si stende un contratto, si decide come concepire il bambino (santo cielo!) e come “gestire” in futuro le responsabilità economiche, affettive, ecc che discendono dall’aver preso la decisione di avere un figlio.

Ora, non intendo analizzare il problema dal punto di vista del bambino, perché so benissimo che un bambino può crescere bene, sano e sereno in una famiglia in cui i genitori sono separati, e so anche che un nucleo formato da mamma/papà + due figli può essere considerato famiglia, e che famiglia! :) Quindi, evito anche di dilungarmi su cosa sia una “famiglia”, parola indefinibile, oggi.

Non prenderò nemmeno in considerazione il caso in cui la scelta del co – parenting venga fatta da una coppia omosessuale, perché il tema è veramente troppo delicato.

Prendiamo invece il caso in cui un uomo e una donna, eterosessuali, decidano di ricorrere al co – parenting. Il principale vantaggio è sicuramente dato dal fatto che si stende il “contratto”: in questo modo entrambi sono vincolati a degli obblighi e non c’è rischio che uno dei due fugga in Papuasia lasciando il bambino sul groppone (economico) dell’altro genitore. Cosa che in un “normale” matrimonio non si può mai escludere.
Ci si priva però di tante, troppe cose. Intanto per cominciare della speranza, la speranza che dietro l’angolo ci sia la persona giusta, che può voler condividere la vita proprio con te. Certo, magari tra dieci anni può scappare in Papuasia, ma io sono dell’idea che se non scommetti, nella vita, perdi sempre. Ti privi dell’attesa, attesa che arrivi, insieme a quella persona, il momento giusto per decidere di mettere al mondo un figlio.  Ti privi della possibilità di avere qualcuno che sta accanto a te quando il bambino è ormai diventato un adulto. Certo, invecchiate insieme se lui / lei non è scappato /a in Papuasia. Mi direte che, magari, chi ricorre al co – parenting può, in un secondo momento, incontrare la persona giusta e vivere davvero le esperienze sopra citate. Ma siamo sicuri? cioè, voi riuscireste ad avvicinarvi a una persona così esigente e al contempo secondo me così insicura da aver bisogno di andare a selezionare online il genitore di suo figlio? io no.
Oltre a tutto questo, secondo me, fare una scelta del genere è una bella fuga dalle responsabilità. Sì, perché scegliere davvero una persona, guardarla negli occhi, annusarla per giorni – settimane – mesi e poi decidere che ci si può provare, a intraprendere la strada più difficile che si possa percorrere, insieme, è la responsabilità più dolce che ci si possa prendere; ed è anche, secondo me, soprattutto oggi, in tempi di crisi, una delle poche vere scelte che possiamo fare nella nostra vita.

Ho sicuramente lasciato fuori tanti aspetti, da quest’analisi scritta di getto. Quelli che ho citato sopra, e quelli che adesso non mi vengono in mente, o non riesco a buttar giù.

Ah. ho scoperto che la Papuasia esiste davvero.

(Giulia Chevron su http://devoandarealeggere.blogspot.it , e su http://stelladineve.blogspot.it  )

Di Maria Vittoria Cabras
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