Intervista a Marco S. Puccioni

Marco Simon Puccioni è un regista e sceneggiatore, sia per il cinema che per la televisione. Il suo ultimo film “Come il Vento”, interpretato tra gli altri da Valeria Golino e Filippo Timi, ha ricevuto quattro candidature per i Nastri d’Argento. Nel 2012 ha realizzato il documentario “Prima di tutto” nel quale racconta la storia della sua famiglia arcobaleno: infatti, da cinque anni, Marco è il papà di due gemelli voluti e cresciuti insieme al compagno.

Marco, la vostra vita di oggi come coppia è simile allo spaccato di vita ben rappresentato nel film?

Abbastanza, il film fa vedere solo poco. Come in tutte le coppie, l’arrivo dei figli cambia il rapporto, l’attenzione e anche l’affetto vengono filtrati dall’amore per i figli, ma questo non è niente di nuovo e credo che chiunque abbia dei figli potrebbe dire la stessa cosa.

La cosa che a mio parere emerge maggiormente è il bel rapporto che avete instaurato con la mamma-pancia e la mamma-uovo. A distanza di qualche anno, questo rapporto è ancora vivo?

Certo, è ancora vivo, siamo degli amici che appena possono si vedono e comunque si sentono spesso con i vari mezzi di comunicazione scambiandoci foto, regali , consigli. Abbiamo dei dubbi, ma non ci preoccupiamo tanto di una possibile invasione dentro la nostra famiglia. E’ comunque il tipo di rapporto che cercavamo all’origine del viaggio e che abbiamo concretizzato facilmente data la grande empatia umana che si è creata tra di noi. Ognuno ha la propria famiglia, c’è rispetto delle rispettive competenze, ma ci sentiamo tutti legati da questi bambini che ci hanno fatto incontrare e conoscere.
Il rapporto con la “mamma-uovo” è anche molto affettuoso, ma meno concreto perché ci si vede e ci si sente di meno. Noi abbiamo voluto un rapporto trasparente, ma credo che lei per suoi motivi preferisca una maggiore distanza. Sarebbe lungo approfondire questo argomento, bisogna comunque pensare che esploriamo dei territori affettivi e parentali ancora poco esplorati e codificati.

Un’altra cosa che mi ha colpito molto è stato il rito del battesimo, celebrato in una Chiesa Valdese. Come siete arrivati a questa decisione?

l cristianesimo fa parte della nostra storia e della nostra cultura. Pur essendo cresciuti nella chiesa cattolica abbiamo poi rifiutato le sue imposizioni, la gerarchia, l’invadenza nella politica e soprattutto l’intolleranza nei confronti degli omosessuali. Il rifiuto della chiesa cattolica e della sua gerarchia non ha però comportato di rigettare il cristianesimo come mondo valoriale e codice etico, se pur con delle riserve per l’aspetto metafisico e teologico.
La Chiesa Valdese rappresenta meglio di qualunque altra chiesa cristiana una comunità aperta a tutti e fedele agli insegnamenti di Cristo senza le sovrastrutture cattoliche e ci interessava ampliare gli orizzonti oltre il materialismo dominante della nostra epoca e dare ai nostri figli un’educazione spirituale. Probabilmente non ci limiteremo al cristianesimo, ma allargheremo l’orizzonte anche ad altre religioni, perché crediamo che rappresentino una grande risorsa di umanità e di prospettiva oltre gli angusti confini della nostra vita.
Il battesimo oltre che segnare l’intenzione di dare ai nostri figli questo tipo di educazione e di “benedirli” è stata anche la presentazione pubblica della nostra famiglia e anche questo aveva un valore per dare a loro l’intorno di amici e parenti che per ora rappresentano la loro comunità di riferimento e per noi anche un modo per contare chi ci voleva essere vicino.

Data la vostra esperienza quotidiana, secondo te la società italiana è pronta ad accogliere a pieno titolo le Famiglie Arcobaleno?

Nel quotidiano, finora abbiamo trovato una bella accoglienza. Le persone contrarie, quelle che vomitano odio contro le famiglie arcobaleno nei vari blog non fanno parte della nostra vita e le teniamo a distanza quanto possibile, comunque la stragrande maggioranza delle persone, se all’inizio avevano dubbi, dopo averci conosciuto e aver conosciuto i nostri figli, cambiano idea e ci danno prova di affetto. La società è pronta, sono i politici che non si sentono ancora pronti.

A proposito di politici, nel documentario si vedono politici di centrodestra scagliarsi contro i matrimoni e le adozioni gay; però questo tema non è molto dibattuto neanche nel centrosinistra inteso come Pd (anzi, probabilmente una discreta fetta del partito si ritiene contraria). Sei ottimista riguardo a una prossima legiferazione su questi temi? 

Penso che prima o poi, trascinati dall’Europa, più che per convinzioni dei politici che sono attenti alle tattiche elettorali che altro, si arriverà ad uno straccio di legge sulle unioni civili. Non penso che si arriverà a qualcosa di non discriminatorio, saremo considerati a lungo cittadini e famiglie di serie B. Siccome una maggioranza degli italiani sono favorevoli al matrimonio o almeno alle unioni civili, la resistenza dei politici di destra e di sinistra non si capisce se non perché sono ancora presi da calcoli elettorali. La sinistra italiana è tiepida su tutto e anche su questo tema che, come abbiamo visto in nell’Inghilterra conservatrice, si fa superare a destra.

Renzi ti dà fiducia in merito?

Renzi, quando avrà tempo, e se soprattutto vorrà davvero essere un innovatore, potrebbe far passare una legge che pur non portando all’eguaglianza (di diritti) completa, come chiediamo noi, garantisca almeno le protezioni fondamentali che offre il matrimonio ai figli e ai partner della coppia.

C’è chi critica le Famiglie Arcobaleno, vedendo in loro una sorta di “egoismo” da parte dei genitori, eccessivamente desiderosi di avere figli che altrimenti non potrebbero avere. Cosa ne pensi?

Penso che per tutti, l’atto procreativo ha una base egoistica naturale, nel senso che fa riferimento al desiderio del singolo di prolungare la propria vita oltre la morte. Il bello è che quando hai un figlio l’egoismo iniziale si trasforma presto in altruismo nel senso che poi devi sacrificare molto del tuo ego per fare spazio nella tua vita per questa nuova creatura che dipende da te e ha bisogno di cure, affetto, educazione, sacrifici. Questo penso si a vero per tutti coloro che hanno figli. Accusare chi, come le coppie di Famiglie Arcobaleno, deve superare molti più ostacoli, per mettere al mondo un figlio di egoismo non ha senso perché comunque quando il figlio nascerà, obbligherà la coppia al naturale altruismo del genitore. Anzi, il percorso così accidentato, come quello che prevede molti viaggi all’estero, tanti tentativi, molti sacrifici economici, obbliga ad una riflessione e ad una presa di coscienza di cosa significhi essere genitore, che è raro trovare i chi mette al mondo figli in modo naturale e quasi per caso.

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