Recensione: “Viola di Mare”

“La Viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è presa le sue uova”

Il discorso sul cinema moderno italiano è molto complesso, parliamo di un cinema che ha fatto scuola a livello mondiale per decenni ma , nel periodo che parte da dopo l’uscita di “Nuovo Cinema Paradiso”, ha girato praticamente solo su se stesso per quasi 20 anni. Il “nuovo rinascimento” del cinema italiano incomincia negli anni 2007-2008, grazie a registi come Sorrentino (con l’allora capolavoro “Il Divo”), Garrone (“Gomorra”) e molti altri.

Il film “Viola di Mare” si colloca proprio in questo periodo roseo, girato dal 2008 e distribuito nelle sale cinematografiche a ottobre 2009. Il team è caratterizzato da alti e bassi, alla regia e alla sceneggiatura abbiamo Donatella Maiorca, al montaggio il pluripremiato Spoletini e un cast composto da volti più o meno noti (principalmente per serie TV) come le protagoniste Valeria Solarino e Isabella Ragonese ed un più famoso Ennio Fantastichini.

La storia è semplice quanto affascinante : due ragazze, Angela (interpretata dalla Solarino) e Sara (interpretata dalla Ragonese) si amano nella tradizionalista Sicilia di fine ‘800. Angela, pur di potersi sposare con la sua amante, convince l’iroso padre (Ennio Fantastichini), che aveva sempre desiderato un figlio “masculo”, a trasformarla in un ragazzo. Essendo il padre una sorta di boss del paese, l’intera comunità sarà costretta a chiudere un occhio di fronte alla creazione di “Angelo”.

Il film si vorrebbe proporre come una rappresentazione della sfida tra la mentalità progressista e tradizionale, tra il Sacro e il profano, in una Sicilia ottocentesca incredibilmente ben ricreata. Purtroppo non tutto riesce per il meglio, anzi, c’è da dire che molto è stato lasciato al caso.

Partiamo dalla sceneggiatura. Si nota la grande assenza di Giacomo Pilati, scrittore del libro originale “Minchia di Re”, il quale ha solo “contribuito” alla stesura del copione. Tradotto per chi non mastica il gergo cinematografico: dopo aver tenuto conto di qualche suggerimento, gli è stata inviata una copia a casa del copione in bozza come cortesia.

I dialoghi, infatti, non sono mai troppo incisivi, nulla che faccia gridare allo scandalo, ma peccano nella caratterizzazione dei personaggi, lasciando dietro di sé una immagine fin troppo semplicistica. La storia, nel primo tempo, procede in modo lento, anche se fruibile, per poi accelerare all’improvviso nel secondo tempo, saltando a piè pari passaggi logici, dando per scontate troppe situazioni e dimenticandosi persino di alcuni personaggi di contorno. Tutto ciò, nel migliore dei casi, lascia lo spettatore spiazzato.

In alcuni punti del secondo tempo, la trama perde talmente tanto d’impatto da risultare a tratti inverosimile e grottesca, lasciandosi alle spalle tutto il realismo iniziale e andando ad assomigliare più ad una fiaba. Risultato che, vista la seriosità della regia e della fotografia, non era stato assolutamente  preventivato dal soggetto.

La regia forse è punto che detiene più alti e bassi di tutta la produzione: alcune scene sono esageratamente ferme, altre hanno una telecamera troppo traballante, le scene passionali non trasmettono la verve a cui aspirano e quelle drammatiche si alternano tra non riuscite (le scene finali), troppo drammatiche e decisamente riuscite (la scena della prigionia di Angela quando viene cercata da Sara). In generale, però, Donatella Maiorca prova a dare un taglio cinematografico alla pellicola, con campi lunghi sui magnifici paesaggi Siciliani e una telecamera dinamica su alcune scene. Il risultato lascia perplessi, probabilmente a causa della scarsa esperienza della Maiorca in ambito cinematografico e una più affermata carriera nelle serie TV. Infatti il film si attesta più vicino a un Film TV che ad una pellicola cinematografica.

Anche il montaggio soffre della stessa crisi d’identità della regia, una mano esperta come quella di Spoletini regala tagli mozzafiato, che spesso compensano le lacune registiche , per poi perdersi letteralmente in errori grossolani da principianti (ricordo bene il taglio di una scena dove il movimento di mettere un vestito viene ripetuto due volte).

Per quanto riguarda il cast abbiamo un Ennio Fantastichini intrappolato nel suo solito ruolo da burbero che interpreta ormai meccanicamente. Le due protagoniste si differenziano molto, Valeria Solarino (Angela) certe volte fatica ad interpretare il suo ruolo anche se in versione maschio convince molto di più, mentre Isabella Ragonese (Sara) figura bene come ragazza un po’ spaesata, indecisa tra la sua Fede/tradizione e l’amore per Angela. Il resto dei personaggi secondari viene un po’ tralasciato dalla sceneggiatura, e le varie interpretazioni non aiutano ad alzarne il livello.

Il punto più alto di tutta la produzione sono sicuramente le musiche, tutte di Gianna Nannini, che spaziano da un rock progressivo, ad un sinfonico-melodico, fino ad un più tradizionale orchestrale. Oltre ad essere musicalmente belle risultano anche ben inserite nel contesto, dando uno spessore non poco rilevante alla pellicola. 

Le tradizioni, l’ambientazione, i costumi e il dialetto dei personaggi sono molto curati e regalano al film un senso di realismo che non stona con l’ambizione drammatica della produzione.

Se non fosse stato per il tema trattato, cioè l’omosessualità e a tratti anche l’omogenitorialità, “Viola di Mare” sarebbe sicuramente passato in sordina. La vera novità di questo film è stato l’aggiungersi al dibattito di queste tematiche venute a galla negli ultimi anni. Infatti, ad avere riscontro sono state le sue ambizioni idealistiche, che lo hanno portato a vincere anche alcuni premi (come il “premio contro l’omofobia” nel 2009 e miglior film al Gay Festival di Bilbao), ma non quelle tecniche, che rimangono ampiamente sotto la media.

Mi sento di consigliare questo film a chi è interessato ad approfondire, o a sostenere, le tematiche LGBT, e in minor parte a chi è appassionato a storie d’amore drammatiche e di ambientazione risorgimentale. Chi invece non fa parte delle categorie precedentemente citate troverà questa pellicola, per non dire brutta, poco più che mediocre.

Di Andrea D'Agostino
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