Nuove famiglie & legislazione

Il bambino conteso di Brescia riapre il dibattito sui diritti delle coppie gay

La svolta della Cassazione nel vuoto legislativo delle norme italiane. A Brescia un uomo che aveva avuto un figlio con la ex compagna contestava la scelta dei giudici di affidare il bambino a una coppia omosessuale. La donna infatti ha deciso di intraprendere una nuova vita con il suo amore, una signora a cui è stato riconosciuto l’affido del figlio. La Cassazione ha negato all’uomo il ricorso. «Non ci sono certezze scientifiche: è un pregiudizioche avere due madri sia dannoso per lo sviluppo del bambino».

La decisione è sorprendente in un paese come l’Italia, dove l’omogenitorialità e il rapporto tra la prole ed il genitore non consanguineo, non sono regolamentate dalla legislazione. Questo nonostante le rivendicazioni dell’Associazione Famiglia Arcobaleno nel 2005 e la proposta di legge nel maggio 2008, per la tutela dei figli di famiglie di fatto. I figli dei gay sono già più di centomila in Italia e la legge riconosce loro solo il genitore biologico. Per questo la sentenza di Brescia può essere decisiva per creare un precedente.

I bimbi discriminati, figli di un dio minore e trattati finora come cittadini di serie B, se potessero sarebbero pronti a recarsi subito in tribunale. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme o due papà. Tanti casi quante sono le lacune legislative. Andiamo a fondo con la questione. Il 61,3 % dei cittadini italiani tra i 18 e i 74 anni ritiene che gli omosessuali in Italia siano discriminati. Assai maggiore è la contrarietà nei confronti dell’adozione dei figli. Solo il 20% è d’accordo con la possibilità di adottare un bambino per i coniugi dello stesso sesso. 

Per quanto riguarda la legislazione sulla procreazione e sulla fecondazione assistita invece, assai diverse sono le norme da paese a paese, anche appartenenti alla stessa organizzazione sovranazionale, come può essere l’esempio dell’Unione Europea. Storie diverse che hanno coltivato culture e pregiudizi differenti, ma nel concreto l’Italia si conferma essere uno dei paesi più conservatori, permettendo ai media di dar risalto a sentenze come il caso bresciano. 

Mentre la Consulta boccia e giudica straordinariamente incostituzionale la Legge 40, permettendo così il ricorso a un donatore esterno per le coppie sterili, più controverse sono le opportunità delle coppie omogenitoriali. Sondando i nostri vicini al dettaglio, l’Austria permette solo alle coppie eterosessuali sposate o conviventi il ricorso alla fecondazione assistita, medesimi criteri in Germania, lo stesso in Francia con in più la prova di una convivenza di almeno due anni. Diversamente, in Belgio, Finlandia e Danimarca sono posti minori divieti. Accesso anche alle coppie omosessuali e alle donne single sotto i 45 anni. 

Per quanto riguarda la Gran Bretagna tutti possono ricorrere alle tecniche e alla donazione di ovuli, spermatozoi ed embrioni. Tuttavia il divieto di anonimato ne ha ridotto statisticamente le possibilità, fenomeno che contrariamente non si verifica in Grecia grazie alle forme anonime di donazione. Anche in Olanda, Repubblica Ceca e Spagna le leggi sono molto più permissive rispetto a quelle del Bel Paese, mentre oltre oceano negli Stati Uniti ogni singolo stato possiede una propria legislazione. 

Certamente da menzionare è però, oltre che la possibilità di intraprendere negli Usa ogni tipo di pratica, la maternità surrogata in caso di coppie omosessuali di maschi, che hanno quindi bisogno di una donatrice di ovulo e di una donna disposta a una maternità. Senza entrare nel merito di ulteriori dettagli inerenti diagnosi preimpianto o biopsie dei globuli polari, la fecondazione artificiale si intreccia a tanti interessi politici, economici, ideologici. Ogni scelta giuridica non sarà indenne alle strumentalizzazioni e se molti lamentano ritardi legislativi italiani, ogni progetto rischia di naufragare nel mare magnum delle campagne elettorali come il referendum del 2005 che con il 25% di affluenza alle urne non ottenne il raggiungimento del quorum facendone conseguentemente naufragare le quattro proposte legislative.

Fonte: http://www.istat.it/

Di Lorenzo Nicolao
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