Intervista a Taina Tervonen

É vero che questi figli hanno una sensibilità maggiore?

É evidente che sono persone che, a un certo punto, hanno dovuto affrontare lo sguardo degli altri, solo a volte benevolo. É questo sguardo che fa la differenza, poi, come reagiscono è soggettivo. In “Fils de” (leggi la nostra recensione) ho raccolto solo 30 testimonianze, non sono una studiosa, ma è vero che aver vissuto uno sguardo che significa “differenza” rende sensibili alla diversità altrui, quindi sì, sono più aperti mentalmente. Una domanda che non ho mai posto è cosa pensassero delle altre configurazioni familiari (non ho chiesto a un figlio di un progetto di cogenitorialità cosa pensasse dei figli nati in vetro, quindi senza padre), perché quello che m’interessava era la loro storia, non il loro sguardo sulle altre. É vero che la questione della tolleranza, specie per i giovani, è qualcosa da rivendicare; a volte mi dicevano:”Bene, questa è la mia esperienza, non la giudico, indi non posso giudicare quelle altrui”.

Cosa pensa delle legge francese del 2013 “Mariage pour tous”?

É positiva per più ragioni: a livello simbolico, perché dice a tutti che queste famiglie esistono, in più, la filiazione, per le coppie omosessuali, è collegata al matrimonio. Vuol dire che, mentre una coppia etero può esser sposata o meno, non fa differenza ai fini del riconoscimento del bambino, gli omosessuali devono sposarsi, poi, il genitore non biologico deve deporre una domanda di adozione davanti al giudice, che deciderà se accettarla. Questa legge è discriminatoria, perché pone una differenza tra bambini di coppie etero e non, ricreando una categoria che non esiste più nel diritto di famiglia francese, i “bastardi” e la nozione di filiazione legata a quella di coniuge. In caso di separazione o di decesso, la legge riconosce dei diritti al genitore che resta o a entrambi, nel primo caso, nonché al figlio, anche sull’ereditarietà.

Come considera il movimento Manif pour Tous?

Tempo addietro, avevo lavorato sul movimento contro l’aborto, costituito da associazioni cattoliche e durante la mia ricerca era chiaro che la questione sull’omogenitorialità era già presente. Quando il movimento ha preso piede, io conoscevo molti volti che erano lì; è comunque ben organizzato: per far venire tutta quelle gente a Parigi, c’era un servizio di pullman gratuito! Alcuni giornalisti si sono chiesti chi mettesse i soldi, ma non è mai uscita una risposta chiara. A esser violenta è stata la mobilitazione dei Francesi per impedire ad altri di accedere a quel diritto: “Io ce l’ho e non voglio che lui l’abbia perché penso che non sia un cittadino come me”. La violenza stava nel manifestare contro un allargamento del diritto che, a loro, personalmente, non toglieva nulla. Gli si strappava un privilegio. Non sono d’accordo con l’atteggiamento del governo in merito a queste rivolte: ogni qualvolta vi fosse una manifestazione, i politici hanno indietreggiato su certe questioni. Manif ha mostrato una paura, basti pensare alle scritte “La Francia ha bisogno di bambini, non di omosessuali”: ma che c’entra?! Cosa facciamo, li buttiamo fuori? Secondo me, è stato un errore non condannare certe proposte estremamente violente, anche in sede parlamentare. I politici non hanno capito che, senza penalizzarle, cioè autorizzandole, si sono innescate altre discriminazioni; anche il populismo ne sta traendo giovamento.

Pensa che questa legge abbia influito sul risultato elettorale delle ultime municipali in Francia, che hanno visto trionfare l’FN?

Quello che è successo nel periodo della Manif è che la destra classica si è trovata all’opposizione. Ci sono stati dei politici dell’UMP che durante il dibattito del “Mariage pour tous” hanno camminato affianco all’estrema destra, alla ricerca di un appoggio, già latente, ma che è diventato visibile e accentuato proprio lì. La vittoria di Le Pen è legata al modo in cui i socialisti hanno gestito diverse questioni per accattivarsi elettori tradizionalmente di sinistra, che non sono rimasti soddisfatti: in realtà li hanno votati sperando in un cambiamento. Questo governo ha dato l’impressione di cercare compromessi, cosa che ha deluso l’elettorato di sinistra, che ha scelto di astenersi nelle ultime elezioni. Nulla è cambiato e, anzi, è andata peggio delle aspettative. La questione dell’omogenitorialità, ha influito sui risultati delle votazioni, ma non è stato il punto fondamentale della crescita dell’estrema destra, né della perdita della sinistra. A partire dall’anno scorso c’è stato un rapido aumento di atti omofobi. Poco tempo fa [l’intervista è del 09.04.14], a Montparnasse, c’è stata un’aggressione da parte di un uomo a due gay, finiti in ospedale. Nessuno li voleva aiutare, sono scappati. L’aggressore, incensurato di Versailles, ha affermato di non essere omofobo, ma cristiano e si sentiva autorizzato a compiere quell’atto. Questa nuova violenza si è diffusa da quando la tv ha liberato la parola omofobo, rendendo possibile passare ai fatti (succede in tutte le discriminazioni, come il razzismo). C’è già stata una ricaduta sulle famiglie omogenitoriali: alcune hanno visto i compagni di classe dei propri figli scendere in piazza con Manif! Credo che questa situazione non sia emersa così esplicitamente ed è chiaro che sia complicata per un bambino: “Perchè queste persone protestano contro di noi?” Si crea un antagonismo anche con i compagni. Adesso, se un bambino dice: “Non è possibile avere due mamme o papà!”, gli si può rispondere:”Ma sì che lo è, lo dice la legge!”. Questo genere di tensioni è inevitabile quando si accede a un diritto simile: fintanto che gli omosessuali restano discriminati, sono accettabili.

Quali sono le differenze tra la Francia e la Finlandia in merito?

In Finlandia, al momento, il matrimonio per queste persone non è possibile, anche se la situazione sta cambiando, visto il dibattito in corso, ma, al contrario, ci sono dei  partenariati registrati, una sorta di pacs per l’adozione, più avanzati dei francesi. Concedono gli stessi diritti del matrimonio, ma, in Finlandia, c’è la possibilità di adottare il figlio del proprio “coniuge”, mentre in Francia è obbligatorio sposarsi prima. Una grande differenza è la procreazione assistita: nel mio paese, grazie alla legge del 2006, tutte le donne possono accedervi.

Di Elena Peresso
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