Intervista alla pediatra Dr.ssa Carla Parisi

Confronto con le posizioni delle Associazioni di pediatri americane riguardo l’omogenitorialità:

AAP – American Academy of Pediatrics
Fondata nel 1930 (quando era composta solo da 35 pediatri), ha attualmente 60000 membri. È la maggiore associazione professionale americana degli Stati Uniti. Si dice favorevole all’adozione per coppie omosessuali.

[ AAP non va confusa con APA (American Psychological Association) che invece è un’associazione di psicologi con 150000 soci, anche essa favorevole alle adozioni per coppie omosessuali. ]

ACP – American College of Pediatricians
Fondata nel 2002 con l’unico scopo di protestare contro l’AAP. L’ACP infatti si dice contraria all’adozione per coppie omosessuali. Ha attualmente da 60 a 200 membri, ma non fornisce il numero esatto di pediatri iscritti. L’ACP si dichiara fondata su valori giudaico-cristiani tradizionali.

Francis Collins, il celebre genetista che ha guidato il team di ricercatori che ha decifrato il genoma umano, nonché noto per essere uno dei pochi scienziati di fede cristiana, ha denunciato l’ACP per usare l’aggettivo “scientifico” in modo fuorviante ed errato e per “sostenere un’ideologia che può causare angoscia inutile e pregiudizio incoraggiato”.

 

Ecco la nostra intervista alla dott.ssa Carla Parisi, neonatologa e pediatra del centro Sant’Anna di Roma, con un’esperienza trentennale a contatto con neonati e bambini.

In merito alle posizioni di queste associazioni pediatriche, riguardo l’omogenitorialità come si pone? Crede ci siano importanti differenze scientifiche e biologiche tra un bambino cresciuto da una coppia etero rispetto ad un bambino cresciuto da una coppia omosessuale?

“Non mi sento di escludere differenze, ma non credo si possa affermare che tali ed eventuali siano di segno negativo, che rendano, quindi, il bambino figlio di coppie omogenitoriali, svantaggiato, rispetto al figlio di coppie etero. Mi risulta una generalizzazione pregiudiziale e poco scientifica.”

Tra le maggiori preoccupazioni verso i figli di genitori omosessuali c’è che questi potrebbero mostrare difficoltà nello sviluppo personale dell’identità sessuale, rispetto ai bambini di genitori eterosessuali. Ancora, alcuni osservatori hanno espresso il timore che i bambini in custodia di genitori gay o lesbiche sarebbero più vulnerabili al collasso mentale, esposti a difficoltà di adattamento e problemi comportamentali, o sarebbero meno psicologicamente sani di altri bambini. Tuttavia, i risultati delle ricerche suggeriscono che lo sviluppo, la regolazione e il benessere dei bambini con genitori gay e lesbiche non si differenziano nettamente da quella dei bambini con genitori eterosessuali.

Essendo lei pediatra, crede che questi timori siano fondati? È possibile effettivamente riscontrare questi problemi maggiormente in figli di coppie omosessuali?

“Per la conoscenza che ho della letteratura sul tema non condivido affatto questa visione catastrofista. Non mi risulta ci sia alcuna evidenza scientifica a riguardo, né io personalmente la temo, scientificamente e non.”

L’ACP, contraria all’omogenitorialità, si focalizza anche su questioni biologiche; afferma, infatti, che le differenze biochimiche sono evidenti nello sviluppo dell’anatomia maschile e femminile del cervello, della psiche e nell’apprendimento; di conseguenza, madri e padri svolgono il ruolo di genitore in modo diverso, dando un contributo unico allo sviluppo complessivo del bambino e un amore diverso. Quindi ogni bambino adottato deve fare i conti con un senso di rifiuto dai suoi genitori biologici e il desiderio di conoscere le proprie radici. Queste sfide possono avere un impatto negativo sullo sviluppo del bambino e, secondo l’associazione ACP, privare un bambino di uno o entrambi i genitori biologici, come nel caso di genitori dello stesso sesso, non è sano.

Sono queste, secondo lei, valide motivazioni scientifiche e biologiche per dire “no” all’adozione di figli per le coppie omosessuali?

“Ogni essere umano svolge il ruolo di genitore in modo unico. Ogni generalizzazione è fuori luogo. Non esiste un solo modo di interpretare il ruolo di genitore naturale o adottivo, che sia. Esistono delle specificità della relazione ‘genitore-figlio’, frutto di vissuti individuali talmente unici e personali da non poter essere riportati ad un modello o schema fisso. Pertanto ritengo che non siano valide motivazioni o forse,  sarebbe meglio dire, giustificazioni, per dire “no” a questo tipo di adozione.”

Sempre l’ACP dichiara che: “la tradizione e la scienza concordano sul fatto che i legami biologici e bigenitorialità di genere sono protettivi per i bambini. L’ambiente familiare in cui i bambini sono allevati gioca un ruolo fondamentale nella formazione di una sicura identità di genere, benessere emotivo e ottimo rendimento scolastico. Alcune ricerche dimostrano che i figli dei genitori dello stesso sesso hanno gravi limiti e il grave rischio è insito nell’esporre un bambino allo stile di vita omosessuale. Date le attuali prove scientifiche, l’American College of  Pediatricians ritiene che sia inadeguato, e potenzialmente pericoloso per i bambini, cambiare direzione sulla genitorialità omosessuale, che sia per l’adozione, l’affidamento o manipolazione riproduttiva…”

Secondo lei viene utilizzato in modo errato il termine “scientifico” in queste dichiarazioni? Quanto veramente la scienza e la biologia influiscono e danno prova che l’affidamento di figli a omosessuali sia dannoso, sbagliato per questi bambini? 

“Sì, ritengo che il termine “scientifico” sia utilizzato in modo errato anche perché non mi risulta ci siano evidenze scientifiche a sostegno delle tesi riportate. La scienza e la biologia non danno prove concrete che l’affidamento di figli ad una coppia omosessuale sia dannoso e, personalmente, non trovo sondaggi o statistiche (se mai ce ne fossero di abbondanti) sufficienti per poter parlare di “prove scientifiche” ed effetti pericolosi per la salute mentale del bambino dato in affidamento a coppie gay.”

Nel suo lavoro le è mai capitato di affrontare un caso di omogenitorialità?

“Si mi è capitato, ed è stato trattato come un qualsiasi caso”

Nonostante ci siano posizioni e associazioni contrarie all’omogenitorialità, come abbiamo visto, in America c’è una bassa percentuale di persone di chiaramente contraria alle adozioni da parte delle coppie omosessuali. Secondo lei in Italia è possibile arrivare a dati del genere? C’è abbastanza informazione su questo argomento da poter esprimere un parere il più possibile oggettivo e scientifico a riguardo?

“In Italia, a mio parere, c’è molto da lavorare: non solo devono essere impegnati su questo fronte le associazioni di famiglie omogenitoriali, ma credo si debba fare una azione di sensibilizzazione anche da parte di tutti gli attori impegnati nella cura del bambino.”

Di Federica Fioravanti
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