Le storie di Simona&Gloria, Silvia&Caterina

Abbiamo posto delle brevi domande ad alcune famiglie arcobaleno che ringraziamo per aver condiviso con noi le loro esperienze di vita.

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Queste sono le risposte della famiglia composta da Simona Murgia e Gloria Gatti che vivono con la loro bimba Zoe a Brescia.

Qual è stata la reazione delle vostre famiglie di origine dinanzi alla scelta di diventare genitori? Quanto è stato importante il loro sostegno e supporto?

La famiglia di origine di Gloria ha reagito bene davanti al nostro progetto di diventare genitori, ma non perché condividessero il nostro essere famiglia, infatti è evidente come non riescono a parlare di noi e non riescano ad informarsi per rendere facile la vita alla loro nipote. Erano felici solo per il loro lato egoistico, desideravano infatti più di ogni altra cosa diventare nonni e noi lo abbiamo permesso, punto. Mia madre invece (sono Simona) inizialmente ha pensato che fossimo egoiste, non condivideva la scelta in quanto la società a suo parere non era ancora pronta, ma, dopo aver metabolizzato e dopo essersi informata bene, ha capito quanto fosse bella la nostra famiglia e adesso è un’ottima nonna arcobaleno. Il loro sostegno è stato importante quando c’è stato, ma eravamo così convinte e così contente che niente ci avrebbe in ogni caso fermate.

Cosa chiedete alle istituzioni politiche per sanare il vuoto normativo correlato alla materia dell’omogenitorialità?

Pari diritti al 100%, quindi matrimonio civile (con tutte le sue conseguenze legali sia in diritti che doveri) e adozione.

Come immaginate il futuro della vostra famiglia? In che modo si evolverà il rapporto con la società?

La società è molto più avanti di quanto si immagini, ciò che è fondamentale è farsi conoscere, farsi vedere felici, se lo si è, e in equilibrio con se stessi. Una volta che la società vede l’immagine del gay così come è, quindi normalissimo, allora si rende conto di come non esistano differenze. La visibilità è fondamentale e davanti al vero amore abbassano le orecchie anche i più scettici..

silvia

Queste sono le risposte della famiglia composta da Silvia Nespoli e la sua compagna che vivono con il loro bimbo di 5 anni a Napoli.

Qual è stata la reazione delle vostre famiglie di origine dinanzi alla scelta di diventare genitori? Quanto è stato importante il loro sostegno e supporto?

La mia famiglia è composta solo da mia madre e mio fratello. Quando abbiamo cominciato a parlare di bambini mia madre non è stata per niente contenta. Aveva paura della società, di come avrebbero reagito le persone al fatto che il bambino avrebbe avuto due mamme, molte paure dettate dal non conoscere le famiglie omogenitoriali: come lo dico, cosa diranno, il bambino ha bisogno di papà e mamma ecc. Insomma non ci ha fatto la guerra, ma nemmeno supportate. Non abbiamo detto nulla quando abbiamo fatto i viaggi per concepire nostro figlio e ci siamo sentite molto sole da questo punto di vista. La mamma della mia compagna invece ci ha fatto una guerra tremenda. Tutta la gravidanza ha continuato a disperarsi con frasi tipo… meglio un figlio morto che gay ecc. Non è venuta a vedere il bambino e le cose si sono risolte solo dopo che, alla nascita del piccolo, abbiamo scoperto che la mia compagna aveva un tumore al seno. Questo ha spostato l’attenzione da noi e dal fatto che siamo due mamme al fatto che lei stava male e non si sapeva se sarebbe vissuta o no.

Cosa chiedete alle istituzioni politiche per sanare il vuoto normativo correlato alla materia dell’omogenitorialità?

Cosa chiediamo? Chiediamo i diritti che hanno tutti gli altri italiani. Paghiamo le tasse, lavoriamo e facciamo sacrifici come tutti, ma non possiamo assisterci in ospedale reciprocamente. La mia compagna non ha nessun diritto sul bambino ed io sono una ragazza madre agli occhi dello stato. Nostro figlio non potrà assistere la madre non biologica nel caso stesse male e la famiglia di origine si opponesse. Non abbiamo diritto al ricongiungimento in caso di lavoro lontano da casa. Se io dovessi morire, la mia compagna dovrebbe sperare che un giudice aperto di vedute la reputi idonea a crescere il figlio! Chiediamo solo di essere trattati come tutti i cittadini. Pari diritti e pari doveri.

Come immaginate il futuro della vostra famiglia? In che modo si evolverà il rapporto con la società?

Per il futuro voglio essere ottimista. La società è pronta e lo dimostra la vita di tutti i giorni: dalla scuola al pediatra non abbiamo mai avuto problemi, ma solo un enorme vuoto legislativo. Immagino un futuro nel quale la mia famiglia possa essere identica a tutte le altre e dove gli esseri umani siano considerati davvero uguali!

Di Vittoria Laurino e Simona Sannino
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2 risposte a “Le storie di Simona&Gloria, Silvia&Caterina

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