Recensione: “Fils de”

“Fils de” (Figli di) è un libro di foto e racconti che, con l’aiuto del flash nudo di Z. Carrière, Taina Tervonen, giornalista finlandese residente in Francia, ha scritto fra il 2009 e il 2011 (leggi la nostra intervista).

L’idea nasce dalla mancanza di testimonianze di figli adulti di coppie omosessuali. Ecco, allora, 30 racconti, storie dai 18 agli 87 anni d’età. I criteri che la Tervonen ha osservato per selezionarli sono stati due: che fossero maggiorenni e che avessero almeno un genitore omosessuale (considerando che, oggi, una persona di mezza età difficilmente rientra in questa categoria, visto che all’epoca dei suoi genitori era quasi impossibile dichiararsi gay o lesbica). I primi 30 a presentarsi sono stati scelti.

Il filo rosso di queste storie è che, alla richiesta: “Raccontami la tua famiglia”, quasi tutti hanno risposto: “ Non ho niente da dire sull’omosessualità dei miei genitori”. Non avevano la consapevolezza di vivere in una famiglia diversa, fino a quando non hanno dovuto imparare a difendersi dallo sguardo malevolo degli altri. A cambiare è la configurazione familiare, ovviamente: figli nati con la procreazione assistita, da una donna in precedenza etero, oppure – addirittura – da un progetto di co-genitorialità).

Geneviève, pensionata parigina di 87 anni, narra la storia di sua madre, Marguerite, nata nel 1886. Pur di avere un figlio, si sposa a 37 anni con un uomo più anziano; l’anno seguente, nasce lei. Marguerite diventa preside di una scuola e trova l’amore con un’allieva di 19 anni, Françoise. Geneviève era abituata alla sua presenza in giro per casa, quando il padre non c’era. Non comprendeva, però, perché nella sua famiglia ci fosse un costante clima di tensione: “Capirai quando sarai più grande”. È la prima volta che parla pubblicamente della sua famiglia e del supplizio impostole dai moralisti ebrei e cristiani.

Poi c’è Clotilde, la più giovane, nata da un papà gay e da una mamma lesbica, separata dalla sua compagna quando lei aveva 7 anni. La casa delle vacanze è un  ritrovo per tutta la banda e, anche a Parigi, il papà passa ogni giorno, munito di chiavi. Lei amerebbe una famiglia più numerosa, ma ha ovviato al problema circondandosi di amici, soprattutto immigrati: come si fa ad esser razzisti se poi si vuole esser accettati con la propria famiglia?

Di Elena Peresso
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