Moira: una famiglia di seconda costituzione

All’interno dell’ampia categoria delle famiglie omogenitoriali, con l’espressione seconda costituzione, ci si riferisce a quelle famiglie composte da una coppia omosessuale e il/i figlio/i che uno dei due o entrambi hanno avuto da una relazione eterosessuale.
In questi casi, quindi, i bambini si ritrovano a convivere con uno dei genitori, scopertosi o dichiaratosi solo successivamente omosessuale e il suo nuovo partner.
La conversazione con Moira, che vive con la compagna e il bambino che quest’ultima ha avuto dal suo precedente marito, aiuta a comprendere come una famiglia riesca ad affrontare tali cambiamenti.

Come avete comunicato al bambino (ora 9 anni) la vostra decisione di iniziare una convivenza? Quanto tempo era trascorso dalla separazione tra la sua compagna e il suo precedente marito?

Con parole molto semplici, che ci volevamo bene e che avevamo deciso di vivere insieme. Il bambino mi conosceva da quando aveva 3 mesi ed era affezionato. Siamo andate a convivere dopo 6 anni e mezzo che bazzicavo casa sua. Dalla separazione erano trascorsi circa 7 anni.

Era spaventata all’idea di crescere un figlio non suo?

Sinceramente no, ero più spaventata dal ruolo che avrei ricoperto nella famiglia, cosa dire e cosa non dire e come lui mi avrebbe inquadrato. Per lui sono la sua seconda mamma.

Come vive questa che potremmo definire una “diversa maternità”?

La vivo tranquillamente, i figli sono di chi li cresce e di chi riesce a trasmettere amore e solidità. Rimane il fatto che la mamma e il babbo hanno più voce in capitolo.

Lei e la sua compagna avete pensato di avere un figlio vostro in futuro?

Lo pensavamo prima, ma adesso questo pensiero si sta allontanando, troppe cose da fare sempre di fretta. Quando decidi di fare un figlio lui diventa la priorità.

Qual è stata la reazione delle vostre famiglie di origine?

La madre della mia compagna ha avuto qualche difficoltà ad accettare e ci sono stati lunghi momenti di silenzio. Tanto da non passare il Natale tutti insieme e non vedere suo nipote. Poi col tempo ha capito.

Come immagina il futuro della vostra famiglia?

Non saprei, vivo giorno per giorno e affronto via via le difficoltà che sorgeranno. Adesso che è piccolo so per certo che non si rende conto che potrà incontrare persone che non capiscono la sua situazione familiare…adesso vige la spontaneità. In un domani speriamo di dargli le armi (psicologiche) per difendersi. In classe sua lo sanno tutti e i bambini lo rispettano, aspettiamo le medie e vedremo cosa succederà.

Come pensa di affrontare i problemi che forse sorgeranno quando il bambino sarà più grande?

Vedremo come saranno questi problemi, decideremo tutti insieme: la mia compagna, il babbo e io. Ovviamente dovremo spiegare certe cose al bambino, ma quello che ci da forza è che, se le cose si fanno con naturalezza, tutto è più semplice. Per essere più esplicativa: la mia compagna ha aspettato tanto a venire a vivere con me perché aveva paura di come l’avrebbe presa il figlio. Poi ha deciso, convinta. Forse se fosse venuta prima traballando nella sua indecisione, non sarebbe andata così. Quindi tanta pazienza, amore e naturalezza: questo è l’elisir!

Di Simona Sannino
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