Unioni civili, l’Italia in coda anche dietro Messico e Croazia

L’italia sta a guardare. Anzi mette la marcia indietro, piuttosto che rimanere ferma, opzione che tra le scelte è sicuramente la meno peggio. Parliamo di diritti, ovviamente.

Il 17 luglio, la Camera ha bocciato la proposta di legge che avrebbe consentito ai nuovi nati di scegliere il cognome da adottare, se quello della madre, del padre o di entrambi. La proposta è caduta per mano di esponenti interni alla forza democratica del Parlamento. Il Pd ha fatto in modo che il disegno di legge non passasse, con i suoi deputati contrari arroccati dietro all’anonimato concesso dal voto segreto. La compattezza annunciata fino all’ora prima sul condiviso scopo di portare avanti la riforma simbolica si è rivelata solo facciata. La sostanza è fatta di altra pasta.

Apparentemente poco c’entra una simile notizia con il tema dei diritti, omo ed etero. Se si guarda però in un’ottica più macro cosa possa significare una tale frammentazione di posizioni all’interno del più grande partito del Paese, lo scenario è preoccupante. Come l’ex deputata Anna Paola Concia ci ha confermato nella recente intervista, nel mese di settembre si discuterà il tema delle unioni civili. Problematica cara alle coppie omosessuali, così come a quelle etero. Leciti risultano quindi i dubbi circa la quantomai verosimile possibilità che un fenomeno come quello della scorsa settimana possa verificarsi nuovamente a fine estate.

A ciò si aggiunga la recente notizia che il presidente Renzi, sulle pegine dell’Avvenire, afferma di voler superare il ddl Cirinnà – che prevedeva il riconoscimento delle unioni civili per le persone dello stesso sesso includendo anche le stepchild adoption. Non è chiaro in che direzione intenda superarlo. Non è chiaro nemmeno se la data di settembre scelta come partenza per la discussione dei diritti civili sia ancora valida o se c’è in vista uno slittamento. Nelle parole del Premier l’unica cosa chiara sembra essere che ci si muoverà nella direzione dell’istituzione di una forma di unioni civili alla tedesca, senza entrare minimamente più nello specifico.

Tutto ciò avviene mentre Paesi come Messico e Croazia sono più vicini che mai. Messico e Croazia? Già, nel campo dei diritti civili per gli omosessuali i due paesi hanno tanto in comune, e soprattutto tanto di diverso da noi. Vediamo come.

In Croazia è stata approvata la legge che riconosce lo status di famiglia alle coppie gay dopo il matrimonio civile. Si chiameranno “parentato di vita” in una traduzione che ha sicuramente poco di romantico, ma tanto di simbolico. Gli omosessuali croati sono perciò ormai considerati alla stessa stregua degli etero, potendo sposarsi, e avendo garanzia dei diritti che il matrimonio sottende. Inoltre l’unione elaborata dal parlamento croato prevede la pratica dello stepchild adoption, ossia la possibilità per il partner di adottare il figlio biologico dell’altro e, nel caso in cui il bambino abbia entrambi i genitori biologici, al partner vengono riconosciuti i diritti previsti per i compagni e le compagne eterosessuali dei genitori separati.

In Messico, invece, un passo avanti verso l’accettazione delle realtà omosessuali viene proprio da dove proprio non ci si aspetterebbe: dalla Chiesa. Il Vescovo della diocesi di Saltillo, Raul Vera Lopez, lo scorso 25 maggio ha battezzato la figlia di una coppia lesbica. Il vescovo non è nuovo alla difesa dei diritti umani, ed è tornato ad ammonire le istituzioni ecclesiastiche che non cercano il dialogo con realtà finora ignorate:”Non possiamo annullare la ricchezza di una persona solo a causa del suo orientamento sessuale. Ciò è malato, senza cuore e privo di buon senso” ha affermato Lopez dalle colonne del Pais.

Non c’è solo da distruggere e da criticare nella nostra terra, fortunatamente. Infatti, se da una parte la politica del Palazzo e del Partito sembra continuare a ignorare e a procrastinare le problematiche dei diritti civili a prescindere dagli orientamenti sessuali degli individui, dall’altra la magistratura e la politica a livello locale sembrano avere recepito i cambiamenti in atto da tempo nella società. Ne sono testimonianza i diversi matrimoni gay ufficializzati dai comuni di Roma, Fano, Bologna e Grosseto. Pur se i matrimoni devono avvenire necessariamente all’estero, e in Italia, qualora trascritti nel registro comunale delle unioni, rilevino solo un significato simbolico, il riconoscimento istituzionale delle nozze omosessuali celebrate all’estero è comunque un primo importante segnale lanciato verso la politica nazionale.

La società civile si sta muovendo in anticipo rispetto alla politica, ancora troppo impantanata in intese che non possono reggere se non su temi spogli di significati morali o etici. Ma più saranno i segnali concreti inviati dal basso delle realtà individuali – dai tribunali ai sindaci – più le Camere saranno costrette ad ascoltarli, e soprattutto a muoversi di conseguenza.

Simone Zivillica
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Una risposta a “Unioni civili, l’Italia in coda anche dietro Messico e Croazia

  1. E speriamo che le camere si muovano in fretta! Un Paese deve dimostrarsi inclusivo e solidale anche con le persone omosessuali se vuole riuscire ad attrarre laureati e lavoratori specializzati dall’estero. I diritti civili vanno di pari passo con le questioni economiche!

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